Jim Ratcliffe scrive al Ursula von der Leyen
Il presidente e CEO di Ineos, Jim Ratcliffe, ha scritto una lettera alla presidentessa della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per segnalare lo stato di estrema difficoltà che sta attraversando l’industria chimica europea, sottolineando come ormai sia entrata in una vera e propria fase di contrazione e riferendo che negli ultimi cinque anni quasi 200 impianti chimici hanno cessato l’attività.
“Si tratta, senza dubbio, di un'industria critica sotto il profilo della sicurezza strategica”, scrive Jim Ratcliffe. “L'Europa non potrebbe garantire il funzionamento degli ospedali, assicurare l'approvvigionamento alimentare della popolazione o sostenere la propria capacità di difesa senza i prodotti fondamentali forniti dall'industria chimica. Dalla pandemia di Covid-19 in avanti abbiamo assistito a un forte incremento sia dei costi dell'energia sia degli oneri derivanti dalla fiscalità sul carbonio. Più recentemente, tuttavia, è emersa un'ulteriore minaccia, ancor più grave e complessa”.
“La Cina sta espandendo in modo massiccio la propria capacità produttiva nell'intero comparto chimico, nella piena consapevolezza del ruolo strategico che esso riveste per la propria sicurezza nazionale. Tale capacità produttiva eccedente, deliberatamente creata e di dimensioni considerevoli, viene riversata sul mercato europeo attraverso pratiche di dumping, con prezzi insostenibili per gli operatori europei”, spiega il CEO di Ineos. “La conseguenza è una progressiva accelerazione della chiusura degli impianti chimici nel nostro continente. La Cina non beneficia di un vantaggio strutturale nei costi di produzione della chimica; quindi, è evidente che, una volta ridotta o eliminata la capacità produttiva europea, i prezzi aumenteranno rapidamente a danno dei consumatori. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: i prodotti chimici realizzati in Cina presentano un'impronta di carbonio doppia rispetto a quelli prodotti in Europa”.
Pertanto, per Jim Ratcliffe è necessario che il Vecchio Continente si protegga da forme di concorrenza sleale con tempi ben più rapidi di quelli finora adottati. Secondo il presidente di Ineos, a tale scopo misure di salvaguardia e/o l'Industrial Accelerator Act, attualmente in fase di revisione, dovrebbero essere applicati anche al settore chimico, uno dei comparti industriali più rilevanti e strategici dell'Unione Europea, che occupa circa un milione di persone.
Per Jim Ratcliffe vi è poi un secondo aspetto da considerare, legato al Project ONE di Anversa, ossia un investimento di cinque miliardi di euro per realizzare un impianto per etilene, materia prima essenziale per l'intera industria chimica, con la più bassa impronta di carbonio al mondo, pari a un terzo di quella degli altri impianti europei di steam cracking.
Come spiega il CEO, “si tratta esattamente della tipologia di investimento che l'Europa dovrebbe accogliere con favore e sostenere concretamente. Purtroppo, ciò non è avvenuto. Project ONE non ha beneficiato di alcun finanziamento dell'Unione Europea, nonostante i suoi evidenti vantaggi sotto il profilo strategico, economico e ambientale. Ancora più sorprendentemente, il progetto è stato ritenuto non ammissibile ai finanziamenti del Fondo UE per l'Innovazione (EU Innovation Fund)”.
“Nel marzo di quest'anno”, conclude il presidente di Ineos, “lei ha annunciato l'ETS Investment Booster, con una dotazione finanziaria di 30 miliardi di euro. Se l'Europa intende preservare un'industria chimica competitiva e sostenibile, è indispensabile che questo strumento venga definito in modo tale da poter sostenere progetti come il nostro, nella fase sia di pianificazione sia di realizzazione. L'Europa deve iniziare a garantire al proprio sistema industriale un livello di sostegno analogo a quello di cui beneficiano i concorrenti internazionali da parte dei rispettivi governi”.



