Ucimu rivede le previsioni per il 2025

(Foto Ucimu)

In occasione di EMO Hannover 2025, svoltasi nella città tedesca dal 22 al 26 settembre, Ucimu-Sistemi per produrre ha presentato una revisione delle previsioni 2025 per l’industria italiana di macchine utensili, robotica e automazione. “Sulla base dell’ultima raccolta ordini e delle ultime consegne dei costruttori italiani, relative al secondo trimestre 2025, il Centro Studi ha dovuto rivedere i dati presentati appena qualche mese fa. A inizio di anno prevedevamo una leggera crescita della produzione sostenuta dall’export, crescita che le condizioni di contesto non ci permettono di confermare oggi”, ha commentato il presidente di Ucimu, Riccardo Rosa.

La produzione attesa è pari a 6.340 milioni di euro, corrispondenti a un +0,2% rispetto al 2024 e, dunque, sostanzialmente stabile. A pesare sul risultato finale è l’arretramento dell’export, da una parte, e la debolezza dell’attività sul mercato interno, dall’altra. Sul fronte estero, le vendite dei costruttori italiani oltre confine si fermeranno a 3.895 milioni (-8,9%) rispetto all’anno precedente. Sul fronte interno, invece, le consegne cresceranno, del 19,1%, a 2.445 milioni, trainate dalla timida ripresa del consumo domestico che è atteso a 4.230 milioni (+14,1%). Nonostante gli incrementi a doppia cifra, i valori assoluti stimati per questi due indicatori economici restano ancora decisamente bassi.

Nel semestre gennaio-giugno 2025, le esportazioni italiane di sole macchine utensili sono diminuite del 13,3% rispetto allo stesso periodo del 2024, calo che è risultato generalizzato. Fanno eccezione Polonia, Messico, Svizzera, Emirati Arabi e Arabia Saudita. Gli ultimi due, inoltre, a fronte di incrementi importanti, acquisiscono comunque valori ancora decisamente contenuti di macchine Made in Italy. I principali mercati di sbocco dell’offerta italiana sono risultati: Stati Uniti (292 milioni di euro, -4,2%); Germania (127 milioni, -28,1%); Polonia (97 milioni, +8,3%); Francia (97 milioni, -7,5%); India (85 milioni, -14,1%).

“Per l’Italia, quello che abbiamo rilevato negli ultimi mesi è un lieve, ma ancora troppo debole, miglioramento dell’atteggiamento del mercato su cui hanno influito il chiarimento e la semplificazione di Transizione 5.0. La conferma arriva anche dall’andamento dei mesi di produzione assicurata che nel primo semestre 2025 si ferma a 6,6, meglio rispetto al 2024 ma ancora distante dai risultati degli anni precedenti. Alla luce di ciò, avviandoci all’ultima parte del 2025 che coincide con il termine dell’operatività di Industria 4.0 e Transizione 5.0, sottolineiamo la necessità di poter disporre di un nuovo Piano di politica industriale che accompagni le imprese dal 2026 in avanti”, ha concluso Riccardo Rosa.