Revisione del sistema ETS: per Cefic il rischio è che colpisca l'industria anziché le emissioni
Nonostante alcuni elementi positivi, la proposta di revisione del sistema di scambio di quote di emissioni (ETS) dell'UE solleva preoccupazioni fondamentali in ampi settori dell'industria chimica europea. Lo ritiene Cefic secondo cui, in un momento in cui il settore si trova ad affrontare costi energetici elevati, una forte concorrenza globale e la mancanza delle condizioni favorevoli necessarie per la decarbonizzazione, la proposta non affronta in modo adeguato l'aumento dei costi della CO2 sia a breve che a medio termine, senza inoltre intervenire sulle cause profonde che ostacolano la trasformazione industriale. Gli aspetti positivi, quali un percorso di riduzione delle quote più graduale e la possibilità di utilizzare crediti internazionali di carbonio, risultano completamente neutralizzati da un drastico irrigidimento delle condizioni per l’assegnazione gratuita delle quote. Eliminando la protezione contro il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio (carbon leakage) di cui le imprese hanno finora beneficiato e sostituendola con requisiti di investimento accompagnati da ulteriori oneri burocratici, la proposta della Commissione si mostra scollegata dalla realtà in cui l’industria si trova oggi a operare: mancano infatti sia un adeguato razionale economico per gli investimenti, sia le condizioni abilitanti necessarie per realizzarli.
“L'industria europea sta perdendo competitività a un ritmo allarmante. La proposta presentata rappresenta un'occasione mancata per definire un percorso realistico di trasformazione industriale e ripristinare la fiducia nell'Europa quale contesto favorevole agli investimenti e alle attività produttive. Essa avrebbe potuto introdurre misure di sostegno sia nel periodo precedente sia in quello successivo al 2030, rafforzando così le condizioni economiche a supporto degli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio. Al contrario, la proposta accresce l'incertezza regolatoria e aumenta la pressione sulle imprese proprio nel momento in cui l'Europa dovrebbe adottare misure incisive per arrestare il deterioramento della competitività e incentivare gli investimenti necessari alla transizione industriale. Ogni occasione mancata rende più difficile invertire l'attuale fase di declino e accresce il rischio che investimenti, capacità produttiva e innovazione vengano definitivamente delocalizzati al di fuori dell'Europa”, ha dichiarato Markus Kamieth, presidente di Cefic.
Per ampi comparti dell'industria chimica, le condizioni necessarie per avviare il percorso di trasformazione non sono ancora disponibili. Tra queste rientrano l'accesso a energia a costi competitivi, infrastrutture adeguate, tecnologie scalabili e mercati pienamente funzionanti per i prodotti a basse emissioni di carbonio. In assenza di tali presupposti, un ulteriore incremento dei costi derivanti dal sistema ETS non è in grado di stimolare gli investimenti necessari alla decarbonizzazione e rischia, al contrario, di esercitare un'ulteriore pressione sulla competitività dell'industria europea. Secondo Cefic la proposta di revisione desta particolare preoccupazione in una fase in cui l'Europa ha già perso il 10% della propria capacità produttiva nel settore chimico, mettendo ulteriormente a rischio oltre 100.000 posti di lavoro diretti e indiretti. L'intensificarsi della concorrenza globale impedisce alle imprese di trasferire sui prezzi i maggiori costi sostenuti, indebolendone la posizione competitiva rispetto ai concorrenti internazionali. Tale situazione è critica per le imprese chimiche di ogni dimensione, ma per le piccole e medie imprese queste ulteriori pressioni possono tradursi in una vera e propria minaccia alla loro sopravvivenza.
L'industria chimica europea ha già dimostrato il proprio impegno nel percorso di trasformazione. Tra il 1990 e il 2022 il settore ha ridotto le proprie emissioni di oltre il 60%, incrementando al contempo la produzione di oltre il 43%. Conseguire la successiva fase di riduzione delle emissioni richiederà, entro il 2030, investimenti per decine di miliardi di euro nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio. Tuttavia, continua il consiglio europeo dell’industria chimica, i dati più recenti evidenziano che, nell'ultimo anno, gli investimenti dell'industria chimica europea si sono ridotti dell'86%, un segnale inequivocabile della progressiva perdita di competitività del settore nello scenario globa, le e del venir meno della fiducia nell'Europa quale destinazione attrattiva per gli investimenti industriali e le attività produttive.
Con l'avvio dell'esame della proposta da parte del Parlamento europeo e degli Stati membri, Cefic rivolge ai politici l'invito a colmare tali criticità. Il ritmo di incremento dei costi derivanti dal sistema ETS deve procedere di pari passo con la realizzazione delle condizioni abilitanti necessarie alla trasformazione industriale. In assenza di tali condizioni, la transizione resterà di fatto irrealizzabile per un'ampia parte del settore. Le imprese non dovrebbero essere chiamate ad assumere impegni di investimento in cambio di misure di sostegno regolatorio quando i presupposti necessari per realizzare tali investimenti non sono ancora stati creati. Un'efficace tutela dal rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio (carbon leakage) continuerà inoltre a essere indispensabile finché i costi del carbonio sostenuti in Europa rimarranno superiori a quelli gravanti sui concorrenti internazionali.
L'urgenza della situazione non ha precedenti e il settore industriale necessita di misure di sostegno immediate, ben prima del 2030. L'Europa si sta rapidamente avvicinando a un punto di non ritorno, oltre il quale la capacità produttiva perduta, le filiere industriali smantellate e gli investimenti non realizzati non potranno più essere recuperati. Di conseguenza, conclude il consiglio europeo dell’industria chimica, anche il conseguimento degli obiettivi climatici dell'Unione europea diventerà progressivamente più difficile.



