L’industria chimica dell’UE27: domanda debole e costi energetici elevati ritardano la ripresa
L’industria chimica dell’UE27 continua a confrontarsi con una profonda e strutturale crisi in termini di competitività, con performance che restano significativamente inferiori ai livelli di riferimento precedenti alla crisi (media 2014-2019). Nonostante un moderato miglioramento registrato all’inizio del 2026, persistono domanda debole, produzione in calo e competizione globale sempre più intensa, mentre la crescente esposizione ai rischi del commercio internazionale – comprese le misure adottate dagli Stati Uniti e le tensioni geopolitiche che interessano rotte strategiche come lo Stretto di Hormuz – accresce ulteriormente l’incertezza del contesto, con effetti che risultano tuttora difficili da valutare con precisione.
Il clima di fiducia delle imprese mostra primi segnali di miglioramento, ma resta fragile. L’indicatore di fiducia è salito dal -19% di ottobre 2025 al -9% di aprile 2026, ma rimane in territorio negativo, con le imprese ancora caute rispetto alla sostenibilità dell’attuale fase di miglioramento. Le condizioni della domanda restano deboli, con portafogli ordini ben al di sotto dei livelli normali nonostante i recenti progressi. Nel complesso, il settore è passato da una fase di contrazione a un fragile miglioramento, più che a una traiettoria di ripresa consolidata.
Un vincolo strutturale fondamentale per la competitività dell’industria chimica europea resta il persistente svantaggio in termini di costi energetici sostenuto dai produttori chimici europei. Sebbene i mercati dell’energia si siano stabilizzati dopo la crisi del 2022, i prezzi europei del gas naturale e dell’elettricità continuano a superare quelli delle regioni concorrenti, in particolare degli Stati Uniti. Nel 2026 (gennaio-aprile), i prezzi del gas in Europa restano 3,3 volte superiori ai livelli statunitensi, ampliando il divario di competitività transatlantico rispetto al periodo precrisi. Questa persistente divergenza continua a gravare pesantemente sui segmenti ad alta intensità energetica, quali “altri prodotti chimici organici di base”, polimeri e prodotti chimici di base, frenando la produzione, limitando gli investimenti e rafforzando le pressioni alla delocalizzazione osservate lungo le catene globali del valore.
Queste pressioni si riflettono in un persistente basso utilizzo della capacità produttiva e in dinamiche produttive in calo. Il tasso di utilizzo della capacità produttiva chimica nell’UE27 resta su livelli storicamente contenuti, intorno al 74%, ben al di sotto della media di lungo periodo e costantemente inferiore a quello del manifatturiero europeo nel suo complesso. Tale sotto-prestazione conferma la posizione strutturalmente più debole della chimica all’interno della base industriale europea. Nel primo trimestre del 2026, la produzione chimica è diminuita del 3,2% su base annua, evidenziando la fragilità dell’attuale andamento. La flessione è particolarmente marcata negli “altri prodotti chimici organici di base” e nei polimeri, mentre soltanto alcuni segmenti selezionati delle specialità chimiche e dei prodotti orientati al consumo mostrano capacità di tenuta. Tra gli Stati membri, il miglioramento resta molto disomogeneo: la Francia evidenzia una crescita moderata, mentre Germania, Italia e Paesi Bassi continuano a registrare contrazioni significative.
Gli scambi commerciali dell’industria chimica dell’UE27 si sono indeboliti in misura marcata all’inizio del 2026, con esportazioni in calo di 4,6 miliardi di euro (-12,4%) e importazioni diminuite in modo ancora più accentuato, per 4,8 miliardi di euro (-15,7%), riflettendo sia una domanda estera più debole sia una contrazione dell’attività industriale interna. La flessione dell’export è stata trainata soprattutto dalla riduzione delle spedizioni verso partner chiave – in particolare gli Stati Uniti – e da forti cali negli “altri prodotti chimici organici di base”, nei polimeri e in altri intermedi chimici. Anche le importazioni hanno registrato una contrazione diffusa per partner e settori, ancora una volta guidata dai segmenti a monte, segnalando una minore domanda di input industriali. Nonostante queste dinamiche negative, l’avanzo commerciale dell’UE27 è leggermente aumentato, portandosi a 6,7 miliardi di euro, poiché la più marcata flessione delle importazioni ha più che compensato la perdita di esportazioni. Nel complesso, il miglioramento del saldo commerciale riflette una compressione dell’import più che una ripresa della competitività, confermando un contesto di domanda debole.
Nel complesso, l’industria chimica dell’UE27 è entrata in una fase di fragile evoluzione più che di ripresa. In assenza di un miglioramento duraturo dell’accessibilità dei costi energetici, di condizioni di domanda più solide e di un contesto commerciale globale più stabile, le prospettive restano deboli. Il rischio di una progressiva erosione della base produttiva chimica europea rimane pertanto significativo nel medio periodo.



