(Foto dalla pagina Linkedin Giflex)

Oltre 4 miliardi di euro il fatturato quello dell’imballaggio flessibile, un settore che cresce con resilienza e si dimostra capace di far fronte alle profonde e complesse trasformazioni del mercato. Dall’economia alla re-globalizzazione delle imprese italiane, dal cambiamento climatico allo spreco alimentare sino ai prossimi passi per l’approvazione del PPWR: questi gli argomenti trattati al convegno annuale di Giflex (l’associazione nazionale che raggruppa i produttori di imballaggi flessibili per prodotti alimentari, farmaceutici, chimici e altre applicazioni industriali), intitolato “Imballaggio flessibile: la leggerezza che riduce lo spreco alimentare”, che ha riunito a Milano il 6 novembre oltre 180 partecipanti.

“In un periodo di trasformazioni profonde e radicali, l’imballaggio flessibile si conferma un’industria resiliente, capace di far fronte a complesse condizioni di mercato, in un delicato equilibrio tra opportunità e difficoltà. Nel 2022 cresce il fatturato di settore superando i 4 miliardi di euro, aumentano anche gli occupati ma i costi di materie prime ed energia crescono di più. Nonostante ciò, la maggior parte delle imprese associate ha migliorato la propria sostenibilità finanziaria”, ha dichiarato Alberto Palaveri (foto in alto), presidente di Giflex, nel suo discorso di apertura a commento dell’andamento di settore.

In sala, direttamente da Bruxelles, Roberta Colotta (foto al centro), Head of Public Affairs FPE, ha illustrato a che punto si trova e quali saranno i prossimi passi per l’approvazione del regolamento europeo PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation). “Siamo a meno di un mese dal voto sulla PPWR in plenaria in Parlamento Europeo. Questo nuovo regolamento rappresenta sfide e opportunità per il mondo degli imballaggi flessibili. Molte parti sono migliorate rispetto al testo della Commissione, ma altre rimangono ancora da affinare, come ad esempio le “safety net” per il contenuto riciclato minimo. L’industria del flessibile mira a essere il punto di riferimento per guidare il legislatore verso un testo che abbia come obiettivo la riduzione delle risorse utilizzate nella produzione di imballaggi e più riciclo. Speriamo che l’Europa ci ascolti”, ha dichiarato Colotta.

(Foto dalla pagina Linkedin Giflex)

Prestigiose le presenze istituzionali intervenute a convegno, a conferma del costante dialogo di Giflex con la politica. Sui temi più caldi della giornata sono intervenuti: Maria Chiara Gadda, vicepresidente Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, autrice della Legge 166 sugli sprechi alimentari; Diego Invernici, consigliere regionale e componente della Commissione Attività produttive, istruzione, formazione e occupazione di Regione Lombardia; Francesca Siciliano Stevens, managing director Europen; Silvia Sardone, Eurodeputata e componente della Commissione Ambiente (ENVI) del Parlamento europeo.

L’intervento di Fadi Hassan, Research Associate presso il Centre for Economics Performance, The London School of Economics and Political Science (LSE), dal titolo “Le imprese italiane nella nuova fase di re-globalizzazione”, ha analizzato gli andamenti della nuova fase di globalizzazione, la cosiddetta “slowbalization”, le sue cause e le implicazioni per le imprese italiane. Il relatore si è inoltre soffermato sulle strategie di internazionalizzazione delle imprese italiane date le recenti strozzature delle catene globali del valore e le tensioni geopolitiche in atto.

Tra i temi di stringente attualità non poteva mancare il focus su clima e ambiente. Sul palco Matteo Reale, esperto di comunicazione ambientale, ha intervistato Serena Giacomin (foto in basso), meteorologa, climatologa e presidente di Italian Climate Network (nonché vincitrice del Premio DonnAmbiente 2021), che, affermando che “non tutto ciò che senti sul clima è vero”, ha però messo in evidenza come “la giusta transizione si concentri sulla creazione di nuove opportunità occupazionali, sulla formazione dei lavoratori per nuove competenze e sulla costruzione di un futuro sostenibile che tenga conto delle preoccupazioni sociali ed economiche. Tutto ciò appare tutt'altro che banale, ma non impossibile, grazie alla scienza, alle conoscenze in sinergia e alla tecnologia che corre veloce, senza dimenticarsi di mettere sempre le persone al centro”. 

(Foto dalla pagina Linkedin Giflex)

Con l’intervento di Rosa S. Rolle, Senior Enterprise Development Officer della FAO, è entrato nel vivo il dibattito sul ruolo strategico del packaging contro lo spreco alimentare. “A livello globale, si stima che il 13% del cibo mondiale venga perso nella catena di approvvigionamento dopo la raccolta e prima della vendita al dettaglio. Un ulteriore 17% del cibo viene sprecato nelle famiglie, nei servizi di ristorazione e nella vendita al dettaglio. Le perdite e gli sprechi alimentari rappresentano uno spreco di risorse - terra, lavoro, energia e acqua - utilizzate nella produzione alimentare e rappresentano l’8-10% delle emissioni globali di gas serra”, ha commentato la portavoce di FAO.

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