Nel 2025 tengono le macchine italiane per plastica e gomma

(Foto Tecnomatic)

dal Centro Studi Mecs-Amaplast tra 435 aziende costruttrici (con quasi 15.300 addetti) che, nel 2025, hanno generato un fatturato di 4,62 miliardi di euro (-4,2%), con una quota export del 73%. L’indagine mostra che il 51% circa delle imprese del settore è localizzato in Lombardia, seguita da un numero consistente in Emilia-Romagna (15%), quindi in Veneto (14%) e in Piemonte (quasi l’8%).

A livello dimensionale, la quota maggiore di imprese (un terzo del totale) rientra nella fascia di fatturato annuo fino a 2,5 milioni di euro, pur contribuendo a realizzare solo il 3,8% della produzione complessiva di settore. All’estremo opposto, la classe dimensionale più grande (oltre 50 milioni di fatturato annuo) comprende solo il 2,5% delle aziende ma realizza il 29% del valore totale del comparto. Ancora una volta, si conferma anche l’incremento del fatturato medio per addetto all’aumentare della dimensione aziendale e, analogamente, la propensione all’export, che supera l’84% nella classe dimensionale più grande, contro il 46% della più piccola. Similmente, le imprese di maggiori dimensioni – che possono contare su strutture commerciali organizzate – raggiungono frequentemente mercati più lontani mentre quelle piccole tendono a concentrarsi sulle destinazioni europee.

Quanto ai settori clienti, il quadro è nel complesso abbastanza stabile rispetto agli anni precedenti: la quota più significativa di fatturato è realizzata con le vendite ai clienti del segmento imballaggio (per il 31% circa alimentare e per il 16% non food, entrambi con una lieve progressione); seguono l’auto in leggero calo con il 14%, l’edilizia con l’11% e il medicale con il 5%, pressoché stabili. Dal punto di vista delle famiglie di macchine prodotte, a prescindere dalla categoria eterogenea delle “altre macchine”, la più rappresentativa è quella degli estrusori e delle relative attrezzature a valle, la cui quota di fatturato è pari al 18,2% del totale di settore; seguono gli ausiliari, con il 14,6%, e gli stampi/filiere con il 9,2%.

(Foto BMB)

Le esportazioni, storico motore del comparto, dopo quattro anni di aumento hanno registrato un calo del 5% sul 2024 fermandosi, in base ai dati Istat, a un valore complessivo di 3,41 miliardi di euro. Vale la pena sottolineare che, rispetto al picco negativo registrato nel 2020, a fine 2024 il flusso aveva compiuto un balzo del 32%. A livello di macroaree di destinazione, le vendite all’estero dei costruttori italiani hanno registrato la dinamica più sostenuta verso l’Estremo Oriente (+12% circa, in media), grazie all’ottima performance dei due principali mercati ovvero Cina (+8%) e India (+40%).

In ambito UE si osserva una sostanziale stabilità ma perdono terreno le prime due destinazioni, ossia Germania (-4%) e Francia (-12%). Del resto, il mercato tedesco continua a soffrire e la sua fase negativa risulta anche peggiore di quella attraversata dai costruttori italiani. L’arretramento delle forniture di tecnologia ai trasformatori tedeschi e il parallelo aumento di quelle agli americani (+9%, nonostante le difficoltà e le incertezze causate dall’introduzione dei dazi) hanno fatto sì che gli Stati Uniti abbiano praticamente raggiunto la Germania al vertice della classifica delle destinazioni dell’export italiano di settore, con un valore nell’ordine dei 380 milioni di euro; non si era mai verificato nella storia un avvicinamento così netto. Restando nel Nuovo Continente, a fronte della tenuta degli Stati Uniti, si osserva un cedimento del Messico (-32%), che però aveva registrato tassi di crescita molto elevati nel precedente periodo. Più a sud, pesa la difficile congiuntura brasiliana (-45% le vendite italiane) non controbilanciata dal rimbalzo della domanda da parte dell’Argentina (+32%).

Alla luce del difficile contesto locale, non sorprende il -20% registrato dall’export in Medio Oriente, mentre a livello del continente africano si osserva un andamento contrapposto: se le vendite ai Paesi affacciati sul Mediterraneo hanno registrato un soddisfacente +12% medio (in negativo solo la Tunisia), quelle ai mercati del sub-Sahara si sono contratte del 30% (salvo i positivi risultati di Nigeria e Kenya).

Sempre secondo le rilevazioni Istat, l’import ha registrato un significativo +23%, con un valore di 1,17 miliardi di euro; un trend che può essere ricondotto agli effetti dei programmi Industria 4.0 e Transizione 5.0. Infine, i dati del commercio estero di settore riferiti al primo trimestre dell’anno in corso – recentemente diffusi da Istat – evidenziano una frenata: -31% circa dell’import e -4% dell’export.

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