Plastic tax: Unionplast chiede regole eque per tutelare la filiera italiana della plastica
Dopo la richiesta di Assorimap di avviare la plastic tax per tutela il comparto del riciclo nell’attuale contesto di crisi internazionale, Unionplast ha diffuso una nota stampa in cui prende atto della posizione dell’associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche, ma sottolinea non solo l’evidente stagnazione in cui il nostro settore versa e la riduzione ai massimi storici delle marginalità, bensì anche le criticità irrisolte e i danni conseguenti che un’imposta così congegnata rischia di infliggere a tutta la filiera della plastica, le cui ultime conseguenze arriveranno agli stessi riciclatori.
Secondo la nota stampa, gli oneri amministrativi sproporzionati, la moltitudine dei soggetti passivi della tassa – produttori di imballaggi e titolari di marchi – la conseguente inefficienza dei controlli, la mancanza di strumenti scientifici per distinguere il riciclato dal vergine, la sproporzione del tributo e la conseguente crisi di liquidità, oltre che la enormità delle sanzioni, mettono a rischio la tenuta industriale delle imprese. Ma l’allarme principale riguarda il mercato: la tassa, così strutturata, non incentiverà l’uso di riciclato, ma spingerà progressivamente clienti e titolari dei marchi ad abbandonare la plastica per materiali alternativi non tassati, non necessariamente più sostenibili. Non solo: l’esperienza della plastic tax spagnola dimostra come simili misure abbiano punito il mercato interno, aprendo le porte a importazioni di riciclati di dubbia origine e a basso costo.
Unionplast, quindi – conclude la nota stampa – richiama alla serietà del confronto intersettoriale e ribadisce la necessità di un provvedimento che sostenga davvero l’economia circolare, senza contraddire gli obiettivi del PNRR e senza scaricare costi e rischi su chi, ogni giorno, trasforma la plastica in valore industriale e occupazionale per il Paese creando risorse per l’industria a valle.



