Pilastro insostituibile del manifatturiero italiano e filiera strategica fatta di innovazione e competitività che si contraddistingue per capacità di autonomia e di creare occupazione. Questa è l’industria della plastica secondo quanto emerso agli Stati Generali della Plastica che si sono tenuti a Plast 2026 il 10 giugno, aperti con un videomessaggio dal Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Il ministro ha evidenziato quanto il comparto italiano della plastica sia importante per innovazione e occupazione così come in chiave di economia circolare. Nel suo messaggio ha anche sottolineato la valenza di una manifestazione come Plast come vetrina per un’industria da sostenere, soprattutto in un periodo costellato da crisi su più fronti e di vario tipo.

A questo si aggiungono i dati emersi dallo studio “L’industria della plastica in Italia: strategia e linee d’azione per supportare competitività e circolarità”, realizzato da THEA (The European House – Ambrosetti) e presentati durante l’evento. Nonostante la filiera della plastica debba fronteggiare sfide macroeconomiche tra le più impegnative degli ultimi anni, essa risulta comunque cruciale e una delle più importanti in Europa, preceduta solo da quella tedesca a livello UE, con 58,4 miliardi di euro di fatturato e 164 mila posti di lavoro diretti.

Tra le sfide che le imprese devono affrontare vanno elencati alta pressione competitiva proveniente dei mercati extra-UE, catene di approvvigionamento instabili, costi energetici elevati e quadro normativo sempre più complesso. A fronte di questa situazione da più attori della filiera provengono appelli per una politica industriale strutturata in grado di bilanciare due facce di una sola medaglia, competitività economica e sostenibilità ambientale. Quest’ultima vista non più come un limite ma come parte integrante delle strategie di sviluppo e innovazione, dove il riciclo meccanico e chimico giocano un ruolo fondamentale.

Secondo le stime, con circa 2,6 miliardi di investimenti, il nostro Paese potrebbe mettere in campo le potenzialità per dare vita a una filiera del riciclo chimico in grado di trattare oltre il 13,5% dei rifiuti plastici, che, insieme a quello meccanico, permetterebbe di coprire il 45% del fabbisogno di materie prime plastiche.

Tra le azioni concrete individuate dallo studio THEA (The European House – Ambrosetti) per sfruttare tali potenzialità rientrano l’implementazione di una strategia nazionale della plastica, il riconoscimento normativo del bilancio di massa, lo snellimento degli iter autorizzativi per i nuovi impianti, leve fiscali per favorire l’utilizzo di plastica riciclata, criteri End-of-Waste armonizzati e strumenti premianti la circolarità reale. In definitiva dagli Stati Generali della Plastica è emerso che il futuro della plastica in Italia richiede capacità di fare sistema, dove convergano tecnologia, capitali e regole certe.