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Marketing martedì, 21 luglio 2015

Prospettive di crescita nel subcontinente indiano

Secondo recenti dati diffusi da Plastindia Foundation, l’industria trasformatrice indiana dovrebbe crescere a un tasso medio annuo del 10% fino al 2018 e il consumo di materie prime potrebbe pertanto toccare quota 18 milioni di ton (a fronte dei 12 milioni circa del 2014). A sostenere questa progressione dovrebbero essere in particolare i settori agricolo, delle infrastrutture, dell’auto e medicale, conseguentemente all’incremento del reddito disponibile dei consumatori indiani. Una forte crescita, inoltre, è attesa soprattutto per la domanda di imballaggi flessibili, in particolare per alimenti, anche grazie alle costanti innovazioni nel comparto.

L’India è ancora un paese con un modesto consumo procapite di plastica, in media di 9,7 kg contro i 45 e i 109 kg rispettivamente di Cina e Stati Uniti. Per esempio, l’uso di tecnopolimeri nell’industria automobilistica è pari alla metà di quello nei mercati sviluppati. Per proteggere le aziende trasformatrici indiane - per la stragrande maggioranza di micro e piccole dimensioni - e favorirle nel soddisfare la crescente domanda interna rispetto alla concorrenza cinese e del sudest asiatico in generale, l’associazione nazionale degli industriali della plastica Aipma ha chiesto al Governo di incrementare dal 10 al 15% i dazi sull’importazione di prodotti finiti in plastica, principalmente beni di consumo e casalinghi. Peraltro, Aipma ritiene la sua proposta in linea con la campagna “Make in India”, per la promozione del settore manifatturiero nazionale.

L’industria dello stampaggio rotazionale, tramite l’associazione di categoria Society of Asian Rotomoulders, ha reso noti dati ottimistici sugli effetti sul comparto della campagna “Clean India” che, avviata lo scorso autunno con un budget di 31 miliardi di dollari, punta a migliorare il livello di igiene pubblica con l’installazione, soprattutto nelle aree rurali, di 120 milioni di toilette, oltre al potenziamento della gestione dei rifiuti urbani di circa 4.000 municipalità. L’associazione stima che, se il 10% dei nuovi bagni pubblici dovesse essere prodotto mediante lo stampaggio rotazionale, il consumo di materie prime del comparto - attualmente intorno alle 150 mila tonnellate all’anno - dovrebbe aumentare entro i prossimi 5 anni fino a 280 mila tonnellate circa. Il programma “Clean India” comporterebbe pertanto un potenziale incremento del 25% annuo. Attualmente, l’industria dello stampaggio rotazionale si concentra prevalentemente sulla produzione di serbatoi per acqua, che rappresenterebbe l’80% della domanda settoriale.

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