Notizie per l'industria delle materie plastiche e della gomma. Macplas
Marketing venerdì, 7 ottobre 2022

Macchine utensili in crescita nel periodo 2021-2024

La domanda mondiale di macchine utensili passerà dai 62,4 miliardi di euro del 2021 ai 73,9 miliardi attesi nel 2024, registrando un incremento del +18,5%. Sono queste le previsioni elaborate dal Centro Studi Ucimu in base ai dati Oxford Economics e rese note in occasione della conferenza stampa di presentazione di 33.Bi-Mu (Fiera Milano, 12-15 ottobre) tenutasi il 6 ottobre.

 

Rispetto all’andamento del mondo, nel periodo di riferimento 2021-2024, l’Europa registra l’incremento più marcato della domanda di macchine utensili (+21,6%); il valore passa infatti dai 16,8 miliardi del 2021 ai 20,4 miliardi attesi nel 2024. L’Asia è comunque il mercato di consumo più grande, con un valore che passa dai 34,8 miliardi del 2021 ai 41,2 miliardi stimati per il 2024 (+18,2%).

 

Con riferimento ai singoli paesi, la Cina, primo mercato di consumo di macchine utensili, nel periodo 2021-2024, vede crescere la domanda, del 12,4%, dai 23,6 miliardi del 2021, ai 26,6 miliardi previsti nel 2024. Gli Stati Uniti registrano una crescita del consumo, da 7,3 miliardi del 2021 a 7,6 miliardi del 2024 (+4,8%). La domanda tedesca segna invece un incremento del 32,3%, da 4,4 miliardi del 2021 a 5,8 miliardi previsti per il 2024. L’Italia, con un incremento del 22,3%, passa da un consumo pari ai 4 miliardi del 2021 ai 4,9 miliardi attesi nel 2024.

 

Al di là delle variazioni annuali, secondo le previsioni elaborate da Ucimu sui dati Oxford, la classifica di consumo mondiale vedrà la conferma delle posizioni attuali con l’Italia quarta preceduta da Cina, Stati Uniti, Germania e seguita, a distanza, dal Giappone. D’altra parte, nel primo semestre 2022 (ultimo dato disponibile, elaborazione di Ucimu sui dati Istat), principali aree di destinazione delle esportazioni di made in Italy sono risultate: Stati Uniti (214 milioni, +29,6% rispetto al primo semestre 2021); Germania (138 milioni, -25,2%); Cina (92 milioni, +4,8%); Francia (83 milioni, +12,2%); Polonia (81 milioni, -1,9%) e Spagna (61 milioni +41,6%).

 

“Alla luce di questi dati”, ha affermato Barbara Colombo (foto a destra), presidente di Ucimu, “i costruttori italiani, senza perdere di vista i mercati emergenti o emersi di recente, devono assolutamente occuparsi della domanda più vicina a loro, vale a dire, oltre a quella domestica, quella espressa dai paesi dell’Unione Europea e dagli Stati Uniti”.

 

“Nonostante il mercato sia ancora in movimento, l’incertezza determinata dal confitto e dall’incremento vertiginoso dei costi di materie prime e energia, sta mettendo a dura prova le imprese manifatturiere del vecchio continente. Per questo, con specifico riferimento all’Italia, chiediamo al governo che tra poco si insedierà di ragionare su un pacchetto di misure ad hoc”, ha proseguito Colombo.

 

“Grazie agli incentivi 4.0, l’ammodernamento “dell’Officina Italia” è stato avviato e sostenuto, ma la trasformazione digitale degli impianti e l’ampliamento della capacità produttiva non sono certo ultimati, devono, quindi, proseguire. Per questo chiediamo alle autorità di governo di ragionare, oltre il 2025, su un provvedimento strutturale di incentivo alla sostituzione dei macchinari obsoleti e di introduzione di tecnologie 4.0. Anche perché queste tecnologie rispondono all’esigenza di riduzione dei consumi di energia e di gestione ottimale delle risorse”, ha aggiunto la presidente di Ucimu.

 

“In materia energetica, invece”, ha concluso Barbara Colombo, “auspichiamo che il nuovo governo prosegua sulla linea già tracciata dal presidente Draghi lavorando affinché l’UE trovi una linea comune che possa evitare che alcuni paesi europei paghino più di altri per il conflitto; penso al “price cap” di cui ancora si sta discutendo e penso anche alla proposta dei commissari Gentiloni e Breton di istituire uno strumento che si ispiri al modello del Sure che era stato creato per fronteggiare l’emergenza Covid. D’altra parte, gli effetti della crisi energetica possono essere, per il sistema economico e manifatturiero europeo, anche più devastanti di quelli determinati dall’emergenza sanitaria esplosa nel 2020”.