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Ambiente lunedì, 4 luglio 2022

Il punto sul recepimento della Direttiva SUP a un anno dall’entrata in vigore

Il 3 luglio 2021 scadeva il termine per il recepimento negli ordinamenti giuridici nazionali della Direttiva sui prodotti in plastica monouso, la così detta Direttiva SUP. A un anno di distanza, la situazione non è delle migliori. I produttori europei di imballaggi in plastica sono molto preoccupati perché non tutti gli Stati membri hanno recepito in tempo il requisito obbligatorio della Direttiva, che viene individuata come una delle conseguenze della grande fretta con cui essa è stata adottata nel 2019. Inoltre, gli orientamenti della Commissione sull'ambito di applicazione della Direttiva sono stati pubblicati solo quattro settimane prima della scadenza, il che non ha contribuito a una sua attuazione armonizzata nell'Unione Europea. A fronte della poca chiarezza da parte della Commissione, c'è ancora un significativo spazio di interpretazione da parte degli Stati membri, che stanno andando oltre le norme imposte dal provvedimento, prevedendo esenzioni e inasprimenti della sua applicazione.

 

Per far luce sulla situazione, da un anno EuPC (l’associazione dei trasformatori europei), essenscia e IK Industrievereinigung Kunststoffverpackungen (due associazioni del comparto della trasformazione) stanno valutando insieme l'attuazione della Direttiva SUP negli Stati membri. Anche se le mappe disegnate dalle tre associazioni mostrano l'evolversi della situazione, è comunque possibile evidenziare, a distanza di 12 mesi, le conseguenze per consumatori e imprese dell’UE di un mosaico di leggi. Il mercato interno è più che mai frammentato a causa del crescente numero di norme nazionali speciali che ne minano l'integrità. Secondo il monitoraggio delle tre associazioni, finora solo 13 Stati membri hanno implementato i divieti dell'UE sulle cannucce, su alcuni imballaggi da asporto e bicchieri monouso in EPS.

 

L'industria della plastica risulta anche molto preoccupata dai tentativi di diversi Stati membri di introdurre divieti di più ampia portata, come per esempio per il confezionamento di frutta e verdura, così come specifiche normative di etichettatura. La Commissione dovrebbe adempiere alle proprie responsabilità agendo come custode dei trattati dell'UE in modo più deciso e intraprendendo azioni più coerenti contro norme nazionali divergenti, al fine di raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell'economia circolare.