Solvay
Anche Federchimica interviene sulla plastic tax

Lamberti: “Provvedimento iniquo e insensato che sottrae risorse a settori chiave per l’innovazione”

Materiali - giovedì, 31 ottobre 2019

“Si colpisce la plastica in modo demagogico, senza tener conto dell’impatto disastroso che questa tassa avrà su tutte le imprese, con ricadute devastanti sugli investimenti a favore dell’innovazione”. Così Paolo Lamberti (nella foto), presidente di Federchimica, la federazione nazionale dell’industria chimica che rappresenta, tra gli altri, i produttori di materie plastiche, di prodotti per la detergenza e la cosmesi, che sarebbero fortemente colpiti dal provvedimento, commenta il testo della Legge di Bilancio 2020 sulla cosiddetta plastic tax e la sua applicazione.

 

“Questo dirompente aggravio di costi oltre a mettere in gravissimo pericolo la sopravvivenza di tante piccole e medie imprese, di fatto sottrarrà fondi che le imprese chimiche destinano alla ricerca e all’innovazione per trovare le migliori soluzioni tecnologiche in ottica di sostenibilità. Stupisce che proprio il Governo, che chiede alle imprese una riconversione delle produzioni secondo i principi dell’economia circolare, di fatto sottragga alle imprese risorse ben superiori a quelle necessarie per la riconversione stessa: così non ci saranno certo le condizioni per investire in impianti di riciclo chimico-molecolare, ovvero la tecnologia che consentirebbe la completa circolarità delle materie plastiche”, aggiunge Lamberti.

 

Si colpisce così un settore di assoluta eccellenza, che propone soluzioni innovative a comparti strategici come il made in Italy e che, in generale, rappresenta un motore tecnologico importantissimo per tutte le filiere produttive. “Basti pensare che l’industria chimica in Italia, negli ultimi 10 anni, ha aumentato del 70% la quota di personale dedicato alla ricerca”, prosegue il presidente di Federchimica.

 

“Questa proposta va nella direzione esattamente opposta a quella annunciata: indebolisce le imprese, aumenta i costi  per i consumatori e non incide positivamente sui comportamenti, mettendo invece a rischio la possibilità di trovare soluzioni serie, efficaci e sostenibili a livello ambientale”, conclude Lamberti.


Torna alla pagina precedente